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FINALITA' DELL'AIKIDO

AIKIDO


L’Aikido nasce un’esperienza di conflitto dall’esito potenzialmente mortale: il fondatore venne sfidato ad un duello con la spada duello a cui non poteva sottrarsi per le ben note questioni di onore e di coraggio, da cui, ovviamente, intendeva uscire illeso, ma che non voleva nemmeno trasformare in un’occasione per ferire o uccidere il suo “nemico”del momento.

Da questa situazione estremamente delicata e contraddittoria prendono corpo delle specifiche tecniche di difesa che sono anche, fin dall’inizio, un “Budo”, una “Via” per la calma e la saggezza spirituale, un metodo di padroneggiare non solo l’irruenza e l’aggressività dell’avversario, ma anche la propria e in questa disciplina, che non ha mai ceduto alla tentazione della competizione e non si è mai trasformata in semplice sport di combattimento, rintracciamo una serie di elementi che possono essere così evidenziati:

> gli aspetti psicologici e spirituali dell’essere si manifestano sincronicamente anche sul piano fisico, ossia che abbiamo un equivalente del carattere e della personalità, psicologicamente intese in un’espressione somatica, un atteggiamento muscolare e scheletrico perfettamente decifrabile dalle nostre posture, dalla fluidità/rigidità dei nostri movimenti, dalla tonicità della nostra muscolatura, dalla mobilità delle nostre articolazioni e così via, fino alla nostra mimica facciale, alla nostra voce, ecc..
Nell’Aikido si opera con la consapevolezza che corpo e mente sono i due aspetti inseparabili della nostra natura umana, che il corpo è la sede fisica di una energia che è anche una manifestazione mentale e che l’armonia e l’efficacia fisica dei movimenti e delle tecniche è contemporaneamente, deve essere, un’armonia e una perfezione spirituale interiore: l’evoluzione tecnica è, ad un tempo, una metamorfosi psicologica.

La pratica dell’Aikido equivale ad un potente lavoro bioenergetico di scioglimento e di ammorbidimento delle armature e delle corazze muscolari e caratteriali, una vera e propria sublimazione delle tensioni e delle spinte aggressive; la stessa progressione tecnica richiesta dall’allenamento corrisponde, in parte, ad una presa di coscienza del proprio modo di stare e di muoversi, di contrarre la muscolatura, di controllare le emozioni, la forza, il respiro. L’insegnamento di non mettere forza nelle braccia, di non tenere le spalle rigide o tirate indietro, di spostarsi seguendo il movimento del bacino e delle anche, costituiscono anche i gradini di un percorso di liberazione bioenergetica e di crescita psicofisica: un Aikido perfetto non è solo un esempio di bellezza ed armonia tecnica, ma anche un modello di calma e di limpidezza interiore, un paradigma di maturità psicologica, un’espressione di compiuta sublimazione dell’aggressività.

> Chi si accosta alla pratica di questa arte non vede nel corpo, nella sua fisicità e nella sua stessa potenzialità aggressiva un vero ostacolo ad uno sviluppo e ad un itinerario anche spirituale e, anzi, desidera raggiungere il secondo con, e attraverso il primo e viceversa, forse oscuramente presentendo la potente, intima e inseparabile unità di soma e psiche, di corpo e mente.

L’Aikido è stato paragonato ad una forma di meditazione in movimento e certo si può sostenere che ogni azione (spostamenti, squilibri, proiezioni, parate, ecc.) deve educarsi, raggiungere un equilibrio, una non-intenzione, esprimere una calma interiore, se non vuol scadere sul piano della mera difesa personale, se non vuole scendere al livello della pura ginnastica: se intende rimanere una “Via”, come si dice in termini esoterici, se vuole restare un “Budo”, allora il movimento somatico deve rappresentare una situazione interiore (mentale, psicologica, spirituale) libera e bella, armoniosa, priva di aggressività, di odio, di volontà di sopraffazione. E’ significativo che il segreto dell’Aikido sia, per il suo fondatore, quello di un cerchio, l’essere nel suo centro, calmi come nell’occhio di un ciclone. E’ determinante che il possibile scontro tra i due avversari, uke e tori, si debba trasformare in una convergenza, in una spirale, in un mulinello: l’uscire dal suo attacco, inserire il proprio ki in quello dell’avversario, unirsi al suo slancio, nella sua stessa direzione, e andare insieme verso una comune meta.

L'Aikido è essenzialmente una manifestazione moderna delle arti marziali Giapponesi (budo). Esso eredita la tradizione spirituale e marziale del Giappone antico, tramandata per la prima volta nei lavori storico-letterari dell'ottavo secolo Kojiki (Testimonianze di Antichi Avvenimenti) e Nihongi (Cronaca del Giappone).
Ciò non significa che l'Aikido segua ciecamente la tradizione delle antiche arti di combattimento, semplicemente conservandone integre le forme originali nel mondo moderno.
Le antiche arti di combattimento sono un lascito sia storico che culturale: sono nate sui campi di battaglia nei periodi di lotte civili e in seguito furono istituzionalizzate come budo, la Via delle Arti Marziali, nel periodo Tokugawa (1605-1868). Esse dovrebbero essere ben valutate e soppesate.

Nelle loro forme originali sono inaccettabili alla mentalità attuale e risultano fuori posto nel mondo moderno, che nel caso del Giappone ha inizio con la Restaurazione Meiji (1868). Il fondatore dell'Aikido, Maestro Ueshiba Morihei, nacque il 14 dicembre 1883. Vissuto nel turbolento momento della modernizzazione del Giappone, dedicò se stesso alla fondazione di un'arte marziale che potesse soddisfare le necessità delle genti contemporanee senza essere qualcosa di anacronistico. Furono questi i cardini del pensiero del maestro Ueshiba: un durevole amore per le arti marziali tradizionali, la preoccupazione che esso potesse essere malinteso, e un profondo desiderio di far rivivere l'essenza spirituale del budo. Cercò di raggiungere il suo scopo attraverso una incessante ricerca, concretandola con un costante allenamento nelle arti marziali verso il vero budo, nonostante le vicissitudini della storia del moderno Giappone.

Alla fine, il Maestro Ueshiba realizzò che il vero spirito del budo non può realizzarsi in un'atmosfera competitiva e combattiva dove la forza bruta domina e la vittoria ad ogni costo è il supremo obiettivo.
Egli concluse che si debba manifestare nella ricerca della perfezione come essere umano, nella mente come nel corpo, attraverso allenamenti intensi ed attraverso la pratica delle arti marziali con degli spiriti affini. Per lui solo una tale vera manifestazione di budo può avere una raison d'étre nel mondo moderno, e quando questa etica si realizza, travalica ogni particolare cultura od età. Il suo scopo, di natura profondamente religiosa, è riassunto in un'unica frase:
l'unificazione del principio creativo fondamentale, ki, che pervade l'universo, con il ki individuale, inseparabile dalla forza della respirazione, di ogni persona.

Attraverso un allenamento costante della mente e del corpo, il ki individuale si armonizza con il ki universale, e tale unione appare nel dinamico, fluido movimento della forza del ki che è libera e fluida, indistruttibile ed invincibile.
Questa è l'essenza delle arti marziali Giapponesi, incarnata nell'Aikido. Grazie al genio del Maestro Ueshiba il primo principio del budo da lui formulato  “il costante allenamento della mente e del corpo come disciplina base di coloro che intendono seguire un cammino spirituale” fu trasformato in un'arte marziale contemporanea, I'Aikido, che è oggi praticata in ogni livello sociale ed accolta da innumerevoli persone nel mondo intero come la disciplina marziale più adatta alla nostra era. Che l'Aikido sia un moderno budo non significa semplicemente che sia un'arte marziale tradizionale che ha assunto caratteri contemporanei, riscontrabili nelle altre forme di budo "modernizzate" come il judo, il karate ed il kendo.


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